TESTI - Cio' che a voi sembra osceno a me pare cielo

LA CALVIZIE

mi rassicura la natura nella simmetria della calvizie
mi rassicura la postura che assumi nel buio tra le coperte
e mi rassicura la cura che hai di te

mi rassicura la paura che pure nel sonno giunga un tormento
mi rassicura l’illusione che tutto si fermi per un momento
e mi rassicura che tu non sia un cane

le solitudini sono invenzioni
estranee alle logiche naturali
qualcuno schiacci con scarpe splendenti
l’insetto che ho nello stomaco oggi

e cadono foglie che scoprono nidi
nascosti da mesi tra i rami sottili
cadrà anche in me
quella parte alterata
mostrandovi che sono anch’io adeguata
che sono normale
che sono felice


LE RELIQUIE

come camminare in due con un ombrello e piove
che copri la testa e bagni il resto
scegli ciò che è meno peggio che sennò si muore
nell’attendere il coraggio

mi cancello con la gomma il viso
così non somiglio più al mio destino

ho ritratti appesi
e bambole di cera dei miei cari
ho conservato i denti e i peli
ma non son tornati
tradire le aspettative e farlo bene
dimmi tu se mi conviene

e quel vecchio con la giacca enorme che tradisce
una gioventù più forte

nelle maniche ormai lunghe le dita serrate
prendono a pugni il presente

comprare un’agenda e scriverci il mio nome
con la presunzione che
saremo qui a gennaio

ho ritratti appesi
e bambole di cera dei miei cari
ho conservato i denti e i peli
ma non son tornati
tradire le aspettative e farlo bene
dimmi tu se mi conviene

ho ritratti appesi
e bambole di cera dei miei cari
ho conservato i denti e i sogni
che non son tornati
tradire le aspettative e farlo bene
dimmi tu se mi conviene



LA COLONIA

A sedici anni mi tatuai con una siringa
l’alfa e l’omega
volevo entrare in clausura
ché se non faccio la brava rimango sola
ché se non faccio la brava mi mandano in colonia

ho ricevuto dei fiori tornando a casa
che ci illudiamo ogni volta che sia la prima
e chi li manda di solito ha il cuore in pena
e chi li manda di solito è bello e ci incatena

chi non parla mai
ha l’alito che sa di ostia
e vecchie credenze scure
perché scuro ha il viso
mamma guarda come vado bene senza mani
incontro al demone sopito
che si agita nel mio sorriso

se bevo vino è perché fermo un orologio
che poi recupera in fretta il giorno dopo
chi beve insieme a me trova un ventre accogliente
chi beve insieme a me guarda il soffitto e non la gente

chi non parla mai
ha la saliva densa come inchiostro
e ha panni scuri
perché scuro ha il viso
mamma guarda come vado bene senza mani
incontro al demone sopito
che si agita nel mio sorriso

chi non parla mai
ha l’alito che sa di ostia
e vecchie credenze scure
perché scuro ha il viso
mamma guarda come vado bene senza mani
incontro al demone sopito
che si agita nel mio sorriso

 

LA TESTA

quando
la testa decide
che odoro d’urina
odoro di cane
di disperazione
di sangue alle mani
non c’è più dolore
sdraiata sul letto
non ho più capelli
le unghie dei piedi
non ho più domani

sogno
un uomo a cavallo
con un cappello
è a testa in giù sopra la luna
sogno
i gatti che ho avuto
dicono
quando pensi a noi guarda le nuvole
e sorridi
ché qui c’è quello che hai perso
tutto quello che hai perso

L’ERRORE

Le spose, le martiri
archetipi e proverbi
i santi e l'aura che é in te

vestiti di lattice
nascosti negli armadi di chi é vergine

giungere dita e palmi
a chiedere profitti più importanti

la remissione delle colpe
la remissività dell'animo
la proverbiale voluttà del male
che devia la mia scelta

le fedi che brillano e
gazze ladre che ci salvano dall'obbligo
due cani si accoppiano
davanti ai nostri occhi tiepidi
di brivido

serrare lingua e denti
per chiedere

la remissione delle colpe
la remissività dell'animo
la proverbiale voluttà del male
che devia la mia scelta

ché invece é bello amarsi in pubblico
scoprire il pube, scoprire il cuore
perdona solo quel che non ho fatto
per un errore culturale

LA PLASTICA

amore ti dispiace se mangiamo
nei piatti di plastica
del pane duro che punisce
ogni mio slancio verso la libertà

non so se è vero che col tempo proverò sollievo
non so se è vero che mi basterà restare in vita

E passano le notti svegli a stringerci
e attendere che tornino
i giorni sostenibili
sorreggimi che
urlano le notti sveglio a scuotermi
e dondolare gli animi
e le teste
gli arti inutili
per mano mia io muoio

Amore ti dispiace se mangiamo
nei piatti di plastica
sono un pittore ma ho il tremore
e non afferro più la realtà

Le nostre bocche chiuse perdono di colpo il suono
e il nostro stomaco in silenzio ci ha salvato

E passano le notti svegli a stringerci
e attendere che tornino
i giorni sostenibili
sorreggimi che
urlano le notti sveglio a scuotermi
e dondolare gli animi
e le teste
gli arti inutili
per mano mia io muoio

LA GONNA

Il mattino è prosa
la notte è poesia
come fiori d’acacia
mi vesto e volo via
vento, questo è il vento
che porta la stagione buona
e tra qualche giorno
profumerò d’abbronzatura

il progressivo accorciarsi delle gonne
lo stupore di un turista per la strada
fanno la mia colpa e merito la giovinezza anch’io

un orecchino pesante che sforma il lobo
ed un vestito quasi liso
gente che appare più bella perché è annoiata
o se la domenica va in gita

il progressivo accorciarsi delle gonne
lo stupore di un turista per la strada
fanno la mia colpa e merito la giovinezza anch’io

LA DOCCIA

stamani mi sono svegliato
più stanco ed insicuro
fa freddo sotto la doccia
mentre il cielo è chiaro

mi accorgo che ho un’esperienza
così indiretta della vita
che non so nulla e che non ho opinioni

mi aspetta un giorno intero a guadagnarmi il pane
o a fare finta di rispettare le convinzioni
almeno finché mi costringeranno a vendere me
 
parto subito
ma non ho tempo e non ho pace
corro subito
ma non ho tempo mentre cerco te

LE CORTESIE

mia cara gioventù
chi ti ricorda, chi ti ricorda più
mi accorgo perché non decifro più
i font quadrati dei lounge bar
o la moda del parkour

saltare il pranzo e poi sempre a cena fuori
per restar più tempo sdraiati in spiaggia al sole
e al ritorno sentirsi come nel video dei groove armada
al mattino in macchina verso il lavoro

e spingersi all’esterno
per cercare con lo sguardo
e mai un passeggiero che mi dica di andare
che dalla parte sua non viene nessuno
e non è tempo di aspettare

disciplina e cortesie
nel rispondere, nel sorridere
ma non è quello che mi fa più male
piuttosto questa vita che vorrei risolta
e non è attendere che mi fa più male

é che uso troppe cortesie
nel tacere, nell’attendere
ma non è questo che mi fa più male
uso troppe cortesie
nel rispondere, nel sorridere
ma non è questo che mi fa più male

io uso troppe cortesie

LA BOMBETTA

Ho un neo sulla pancia
che resta in vacanza
dal resto del mondo s’isola
tu l’hai rintracciato
e addomesticato
t’è riconoscente e non mente

hai un neo fra le dita
che lancia una sfida
e insinua che presto avrò per te
pensieri notturni
per te che lo vegli
e il neo sulla pancia
ti porta:

una bombetta da francoforte
un labirinto da lucca
ed un decotto di ortiche colte al di là del fiume

Ho un neo sulla pancia
che resta in vacanza
dal resto del mondo si isola
tu l’hai rintracciato
e addomesticato
t’è riconoscente e ti porta:

una bombetta da francoforte
un labirinto da lucca
ed un decotto di ortiche colte al di là del fiume
un gufo e un gallo di cartapesta
che se li accendi puoi leggere
e qualche foto d’estate al mare
rossi di sole  

 

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Rassegna stampa

“Qualcosa luccica nell’underground italiano; Ë la musica dei Petramante, un gruppo che dalla sua “briciola di provincia” ha trovato un punto di osservazione assolutamente nuovo da cui guardare e rileggere la realt‡ e le piccole grandi implosioni dell’anima e dei sensi. Mi emozionano in questo lavoro la morbidezza del tessuto acustico, la vocalit‡ malinconica e sospesa di Francesca (o dovrei dire “smarrita e nostalgica?”), e quella poesia intensa e discreta nei testi, che si annuncia e si ritrae, come una carezza trattenuta. Gi‡, i testi. Pezzi di pellicola che fotografano dove siamo passati e non abbiamo visto. Tracce di vita, impresse su uno spartito che sdogana gli accenti, la sequenza logica del pensiero, per andare diretto all’emozione; impressione che si fa espressione. Semplicemente. Piccolo miracolo, i Petramante.”
(Vincenzo Incenzo)


"Uno di quei rari dischi – che fortunatamente ancora si fanno - dove l’obbligo del dettaglio tecnico viene meno; una versione semi-acustica di pregio che celebra l’unione di sogno e materia che uniti spaccano dentro e fanno male al cuore e nel contempo, in qualche modo, anche bene."
(Massimo Sannella, Beat Bop A Lula) 

“In un momento in cui difficilmente la sostanza sovrasta la forma, i Petramante bilanciano perfettamente parole e musica senza perdersi in sprechi di destrezze musicali. Essenziali.”
(Laura Battista, Rockit)

“C’Ë qualcosa nella combinazione di arrangiamenti, melodie, testi e voce; un’alchimia che richiama costantemente la lucentezza: pur nei segmenti strascicati, lenti, sussurrati o pi_ veloci, la loro Ë una musica lucente.”
(Cristiana Salvagnini, L’Urlo) 

“Il Cd va via infatti che Ë un piacere, scorre fluido, ti avvolge, ti accompagna, ti sublima i timpani con testi dai quali affiorano parole mai scontate ma ricercate, sofisticate e profumate come sculture in legno di sandalo.”
(Janfree, CantiereSonoro) 

“Parole intime, sospese, scavate. Una voce calda come il velluto, che ha in se il fascino dell’esotico e l’universalit‡ del venire “da dentro” . Quasi sottovoce le parole e la musica dei petramante si prendono il loro spazio. E continuo ad ascoltare”
(Silvia Manciati, Orvietonews)

”La loro è poesia tradotta in musica, una musica che sa essere a volte accennata e intimista, a volte energica e dilagante.” (ImpattoSonoro.it) 

"Un universo semi acustico, uno scorcio sul mondo di Francesca, Simone, Maurizio e Alessandro. C’Ë una delicata intimit‡ di fondo, su cui potersi accomodare ed ascoltare le emozioni ben cantate da Francesca defluire. La sua voce, vellutata e comunicativa, scivola sui testi introspettivi, talvolta provocatori, espressi con dolcezza o rabbia. Accanto a riferimenti quasi violenti, c’Ë la malinconia, la tristezza, la gioia, il tutto condito da immagini amalgamate con colori accesi e ben definiti. Niente Ë a mai caso nelle parole e questo Ë un bene, poichË in questo modo ci si perde senza fatica nella narrazione dei particolari. Ci sono sentimenti in questi pezzi, serviti con semplicit‡ estrema su un piatto bianco, da cui tutti possono servirsi."
(Soundmagazine.it)

"Semplicità, immaginazione, impressioni ed espressioni di quattro vite, riunitesi per trovare un punto di osservazione assolutamente nuovo partendo dai dettagli quotidiani, dall’anima, dai sensi."
(whipart.it) 

"Un genio che va ascoltato e coltivato, una ragazza con una voce importante, intuito melodico, voglia di raccontare e bisognosa di poesia."
(saltinaria.it) 

"Tirato, romantico, lieve, "» per mangiarti meglio" Ë un buon esordio. Un disco che potr‡ avere seguiti luminosi."
(ondarock.it) 

"Li ascolti una sola volta e il loro pop ipnotico e cristallino ti resta in testa per giorni: sono i petramante".
(GIOIA) 

"se ci addentriamo con attenzione nel mondo musicale rappresentato in questo disco, ci si rende conto di essere dinanzi ad una sorta di concept-album che ha come tema dominante l’amore, un amore che, però é spesso sopraffatto da inganni e da trascuratezze."
(L'isola che non c'era) 

"E' per mangiarti meglio, esordio da gustare dei Petramante"
(LaStampa) 

"Se incontrassimo una di queste dieci canzoni in una riviera sempre più cadaverica oppure in un etere non meno irrancidito, sarebbe un mondo un po' più giusto."
(sentireascoltare.com)

"In viaggio nel senso del pensiero di un gruppo che ha addosso tanta freschezza ed energia. Palpabile e pulita. Semplice ed affascinante. Delicato e mai forzato. Dall'ironia sottile. Discreto ed emozionante. Rilassante."
(BeatMagazine)  

"un concentrato di passione e stili il nuovissimo album dei Petramante."
(music-on-tnt.com) 

"Spiritoso, allegro, ricercato ed intelligente"
(bandstribe.it)

"Essenziale in un album che anela a quello che si può definire pop-sofisticato e fare del non virtuosismo la chiavi di lettura dei brani. I Petramante riescono perfettamente a mantenere l’equilibrio tra piacevolezza degli arrangiamenti e solidità dei testi. La voce cattura con una timbrica che senza preziosismi si incastra a pennello nelle dinamiche dei pezzi, a volte le trascina ed altre si lascia condurre."
(ondalternativa.it)

"vale la pena di lasciarsi inghiottire da questo album d’esordio."
(recensito.it) 

Biografia

fumo

Petramante, band umbra che esordisce nel 2009 con l’album “E’ per mangiarti meglio”.
Definiti spesso come canzone d’autore, rivelano anche una vena più feroce in un perfetto bilanciamento tra leggerezza e complessità. Ottime recensioni per il primo disco e un tour che tocca Italia, Germania, Austria e Sudamerica, su palchi condivisi tra gli altri con Subsonica, Bugo, Dente, Diaframma, Eugenio Bennato, Andrea Rivera, MauMau, Giorgio Canali. A casa loro si cena, si beve e si produce vino, si dipinge, si scrive, si girano i video delle canzoni e delle ricette culinarie che la band diffonde in rete sul proprio canale youtube.
Il loro singolo “implodo” é inserito nel catalogo multimediale “Io e l’altro”, uscito per Fonopoli con la supervisione artistica di Renato Zero. Nella primavera del 2012 rientrano in studio sotto la guida di Paolo Benvegnù: un momento importante che fa nascere undici nuove tracce grondanti sangue, lacrime e risate di cuore.

Nei primi mesi del 2013 è uscito il secondo album della band, Ciò che a voi sembra osceno a me pare Cielo, per MArteLabel, con la produzione artistica e la partecipazione di Paolo Benvegnù. Il disco, nato nel giro di pochi mesi, è come una seduta di psicanalisi, per cui nessuno ha preso appuntamento e nessuno ha pagato il conto. Sul foglio dello psicanalista restano appunti passionali: lucidi nella denigrazione delle consuetudini, nella descrizione del dolore e nel racconto del sentimento. I Petramante liberano l’ascoltatore dal pudore, dalla paura e dal senso dello scandalo comune, concentrandosi con forza sul presente.

Stavolta il loro personalissimo cantautorato si arricchisce di inaspettati echi shoegazer, e pesca tra gli episodi meno elettronici di Bjork e il Battiato de “La voce del padrone”. Anche se collocare questo lavoro in una sola categoria è difficile, oltre che riduttivo: è indie, melodico, musica d’autore, mainstream. E’ tutto questo. Questa cura nella costruzione è una delle cose a cui tiene di più Paolo Benvegnù, che prima crede nel progetto, li guida, e poi ci mette del suo, entrando in prima persona, scrivendo e suonando in questo lavoro. Oltre a Benvegnù e al suo prezioso fonico Michele Pazzaglia, questo disco annovera altre illustrissime collaborazioni, quali Lorenzo Corti alla chitarra, Guglielmo Ridolfo Gagliano al violoncello e Laurence Cocchiara e Silvia Portarena al violino.

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